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Chi sono, e come lavoro

Alberta Scardapane AlbertaOS versione 26.6

Sviluppo siti web e software che seguo durante tutto il percorso: parlo con chi userà il programma, scrivo il codice, lo mando in produzione e poi continuo a seguirlo, perché un gestionale che le persone usano ogni giorno non è mai finito.

RuoloSEO Specialist e sviluppatrice full-stack
SedeLanciano (CH), in Abruzzo, e da remoto
FormazioneLaurea in Informatica per le Aziende Digitali, 107/110
CertificazioniQuattro MIUR nel 2025, tra SEO, inbound marketing e AI
In produzioneQuattro progetti: uno mio, tre per clienti
LinguaggiPHP, TypeScript e Python, uno per ogni gestionale che ho in produzione
DocenzaProgrammazione, sviluppo web, SEO, AI e informatica di base, per ragazzi e adulti
Processi in background
grafica videogiochi Il Trono di Spade Il Signore degli Anelli

Non ho sempre scritto codice. Mi sono diplomata in economia aziendale all'istituto P. De Giorgio, un indirizzo che non ho mai sentito mio: la mia passione era l'informatica. Per anni ho lavorato in tutt'altro settore, e la mia passione intanto non è andata da nessuna parte: aspettava solo che le facessi spazio.

Da mamma di due bambini e con la spinta di mio marito, ho ripreso a studiare. Studiavo la mattina, mentre i bambini erano a scuola. Diciotto esami, e il piano di studi diceva già che lavoro avrei fatto: programmazione, algoritmi e strutture dati, basi di dati, reti e cybersecurity, architettura dei calcolatori, ingegneria del software, tecnologie web, cloud computing. Accanto, comunicazione digitale, marketing e diritto per le aziende digitali. Sviluppo e marketing dentro lo stesso corso di laurea, che è poi la coppia su cui lavoro adesso.

Laurea in Informatica per le Aziende Digitali, 107/110, con una tesi dal titolo "Comunicare la responsabilità sociale attraverso il web: il caso aziendale De Cecco come modello applicativo". Nello stesso anno quattro certificazioni MIUR con UniD Formazione: SEO Manager e Specialist, SEO Copywriter, Inbound Marketing, AI per il Digital Marketing. Sono le stesse competenze che applico ogni giorno nel mio lavoro, due delle quali, SEO e AI, fanno parte anche delle cinque materie che insegno.

Lidomatic in produzione in due stabilimenti balneari, il sito e il CRM di un polo di orientamento universitario, un software di magazzino per Polidoro Group. E insegno programmazione, sviluppo web, SEO e uso dell'AI, a ragazzi e adulti.

Ogni paragrafo di questa sezione nasce da quel che ho appreso in ogni progetto che trovi in questo portfolio.

Parto dal problema, non dalla lista delle funzioni

Una richiesta descrive quasi sempre una soluzione. Il problema vero è più sotto, e all'inizio il mio lavoro è ascoltare finché non salta fuori parlando con chi commissiona il programma, ma anche con chi lo userà. Per il gestionale di magazzino mi era stato chiesto un sistema veloce, semplice e sempre a disposizione, ma nell'elenco c'era anche la traccia delle operazioni: era quello il punto, perché voleva dire che nessuno sapeva chi avesse mosso cosa e quando.

Quello che lascio fuori

Da quel magazzino sono rimasti fuori i prezzi e le foto degli articoli, il cloud e qualunque hardware da comprare: è un magazzino di giacenze dentro un capannone con una rete locale, e ogni cosa lasciata fuori è una cosa in meno da configurare e da spiegare a chi ci lavora. Uno scanner QR dentro l'app l'avevo perfino sviluppato. Poi l'ho tolto, perché avrebbe richiesto un certificato da installare sul telefono di ogni operatore ed era più lento della fotocamera che tutti hanno già in tasca. Non tutto quello che si può aggiungere a un software va aggiunto. A volte progettare bene significa anche capire cosa non serve e avere il coraggio di eliminarlo.

Rilasci piccoli, e niente che peggiori quello che funziona

Il CRM ha superato le novanta release documentate da aprile 2026. Sono tante perché scelgo di lavorare per piccoli rilasci: mantenere circoscritto il cambiamento rende più semplice verificarne gli effetti e riduce il rischio di introdurre regressioni in un software già in produzione.

E questo è un principio che seguo sempre: una modifica non deve compromettere ciò che già funziona.

Una volta, per esempio, una correzione di una sola riga risolveva il problema segnalato, ma introduceva una regressione più grave: il sistema avrebbe perso il collegamento con le pratiche già archiviate. È proprio per intercettare casi come questo che affianco allo sviluppo una suite di test automatici: 1.595 test su Lidomatic, 564 sul CRM e 502 sul gestionale di magazzino.

Controllo i dati prima di pubblicarli

Il 3 agosto 2026 ho passato una giornata a verificare i dati che sarebbero finiti in alcuni articoli. Alla fine ne ho scartati quattro: dati occupazionali di un consorzio a cui nessuno degli enti citati aderisce, una ricerca americana del 2009 presentata come attuale, un regolamento inesistente e un percorso formativo attribuito all'ente sbagliato.

Probabilmente non se ne sarebbe accorto nessuno. Ed è proprio questo il punto: un contenuto può sembrare corretto e avere comunque informazioni sbagliate. Per questo la verifica viene prima della pubblicazione, non dopo.

Lo stesso criterio vale quando presento i risultati del mio lavoro. Nel caso studio SEO, per esempio, avrei potuto scegliere il periodo più favorevole per costruire un confronto migliore. Ho fatto l'opposto: luglio 2025 contro luglio 2026, sapendo che luglio 2025 era stato il mese migliore di quell'anno. Se il risultato regge anche contro il dato più difficile da battere, il confronto ha molto più valore.

La consegna non è la fine

Su Lidomatic lo stato di ogni installazione lo leggo dal CRM che ho sviluppato per seguirle, diagnostica da remoto compresa, e di solito mi accorgo di un problema prima che il cliente mi chiami. Gli aggiornamenti si installano da soli. Il CRM del polo è in manutenzione e sviluppo continui, e il magazzino, in produzione dall'8 giugno 2026, da allora non è rimasto fermo. Nessuno dei tre è un progetto consegnato e chiuso.

L'AI la uso ogni giorno, e lo dico

Uso l'AI ogni giorno e lo dico volentieri invece di nasconderlo. Per ogni progetto ho sviluppato agenti dedicati e intere catene di lavoro, dalla ricerca alla verifica. Ma l'AI è il braccio: l'architettura la scelgo io, le istruzioni le do io, e ogni risultato lo controllo prima che vada in produzione. Non decide lei, decido io. Chi conosce la materia ci guadagna un moltiplicatore, chi lascia fare senza controllo raccoglie disordine.

Quel confine non lo tengo a memoria, è scritto anche dentro Marketing Hub, dove i permessi degli agenti sono una tabella: cosa possono scrivere da soli, cosa devono chiedere a me, cosa non possono toccare in nessun caso. Nella pagina di quell'app il banco dei permessi si può provare.